Si è celebrato ieri il processo con rito abbreviato del pachinese Corrado Vizzini (52 anni), difeso dall’avvocato Luigi Caruso Verso. L’uomo era accusato di aver tentato di uccidere, il giorno 6 aprile del 2015, Antonino Di Maiuta.

L’imputato, zio di Paolo Forestieri, ucciso pochi giorni prima, nei pressi del mercato ortofrutticolo di Pachino, aveva fatto esplodere diversi colpi di pistola contro Di Maiuta, padre di uno dei tre giovani accusati d’aver commesso l’omicidio. Vizzini, datosi poi alla fuga, si era volontariamente costituito qualche giorno dopo, alla Polizia di Pachino, confessando d’essere l’autore della sparatoria, scagionando il figlio Giovanni che era stato posto in stato di fermo dai Carabinieri.

Mentre per il figlio, la difesa ha scelto il rito ordinario, in modo da provarne l’assoluta estraneità ai fatti, per il padre, l’avvocato Caruso Verso, ha preferito seguire la via del giudizio abbreviato. Mancando la Pm Magda Guarnaccia, trasferita a Catania, l’accusa è stata sostenuta dal magistrato Andrea Palmieri, il quale ha rilevato come, anche a causa di qualche lacuna investigativa (la vittima non è stata mai sottoposta a perizia medico-legale), risultava dubbia la dimostrazione dell’intenzione di uccidere, per cui ha chiesto che Vizzini venisse condannato per lesioni, detenzione e porto abusivo di arma e per violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, alla pena di 5 anni di reclusione.

L’avvocato Caruso Verso ha invece sostenuto che vi era agli atti, sin dall’inizio, la prova positiva dell’assoluta mancanza di volontà omicida, dato che il Di Maiuta era stato colpito solo agli arti inferiori e che per sua stessa dichiarazione, mentre era già a terra ferito e impossibilitato a fuggire, era stato colpito da un ulteriore colpo di pistola alla caviglia. Ciò dimostrava, secondo il difensore, che con il bersaglio ormai immobile e a un metro di distanza, Vizzini aveva avuto l’accortezza di colpire la vittima nel punto più distante possibile da organi vitali.

La mancanza di volontà di uccidere risultava, poi, confermata, secondo l’avvocato Caruso Verso, dalle conversazioni intercettate in carcere tra il Vizzini e i suoi familiari, nelle quali l’uomo diceva chiaramente che il suo scopo era stato solo ed esclusivamente quello di ferire il rivale.

Accogliendo questa tesi il Gip Andrea Migneco ha derubricato il reato da tentato omicidio a lesioni e ha condannato Vizzini, anche per il porto abusivo dell’arma e per la violazione del codice antimafia, alla pena complessiva di quattro anni di reclusione.